martedì 18 settembre 2018

The end of the f***ing world

Questa serie tv si guarda che è un piacere, si termina nel giro di poche ore. Sono in totale 8 puntate di
20 minuti, è una serie britannica ed è disponibile su Netflix.
Racconta la storia di due ragazzi problematici, lui James, che crede di essere psicopatico e pianifica di uccidere un uomo, lei Alyssa, un'adolescente ribelle. Si conoscono a scuola, si mettono insieme e mentre lui decide di mettere in atto il piano di ucciderla, scappano da casa e si ritroveranno ad affrontare una serie di avventure non particolarmente felici, che li porteranno ad affrontare ciò che temono.
L'atmosfera cupa ha fatto si che pensassi, fino a più di metà della serie, si trattasse di una serie finlandese o norvegese, mi ricordava molto i libri di Jonas Jonasson. La serie è molto carina, ben girata e i protagonisti sono molto particolari e la trama non è affatto scontata. Non credo ci sia molto da dire, è una piccola serie che si guarda con piacere, non pesante. Non aspettatevi risate, non aspettatevi storie d'amore tipiche. Il finale lascia tutti con il fiato sospeso.
La relazione tra i due giovani ragazzi, la loro crescita durante la stagione, la loro frustrazione, il loro sentirsi ed essere soli, non compresi dagli adulti viene raccontato perfettamente in questa serie. Un piccolo gioiello da guardare.
La mia valutazione è 8/10, breve ma intenso, una piccola serie tv da guardare tutta d'un fiato per comprendere il mondo dei giovani.

Diario di bordo pt2

Diario di bordo pt.2 versione Nantes.

Vedere l'alba su la Loira.
Il fiume accanto all'università mi fa sentire a casa, certo a Nantes non possono dire di avere delle pantegane per amiche, neanche possono ammirare la vastità di tendopoli, buste di plastiche e schifezze varie sull'argine del fiume. Quella è una prerogativa nostrana.
Ma c'è una cosa che mi fa morire dalle risate qui a Nantes, utilizzano tantissimo i "trottinettes" (che parola meravigliosa in francese), ovvero i nostri monopattini. È pieno di gente che va a lavoro o a scuola con i trottinettes, li usano più delle biciclette, e insomma vedere adulti con caschetto sul monopattino fa abbastanza ridere, perlomeno a noi romani. Vi immaginate a Roma andare in giro con il monopattino? Dove devi schivare buche, escrementi, buste di plastica, voragini, gabbiani... Ci stiamo quasi abituando alle smart, credo che per i trottinettes ci vogliano ancora 10 anni.
Che poi chi è di Roma può capirmi, sapete ad esempio quant'è complicata la vita di un pedone (talmente sconosciuto che neanche il telefono mi dava la parola, vabbè..)? Non sai mai se al prossimo attraversamento pedonale sarai investito, se il semaforo durerà abbastanza per non farti uccidere, quanti insulti riceverai se non attraversi correndo come Flash e quanti "li morta*** tua" prenderai se per poco ti trovi sulle strisce e il semaforo diventa verde per le auto. Quindi capite bene che dopo aver affrontato tutto questo, mi ritrovo catapultata in una città in cui se sono in prossimità delle strisce SI FERMANO! Non potete capire l'ansia che mi viene quando magari ho deciso di passare dopo quella macchina e invece questa inchioda per farmi passare ed io resto totalmente basita che non ricordo più come si cammina e aiuto. E no raga, questa cosa non accadeva neanche a Parigi, sono totalmente disorientata che ho paura ad avvicinarmi alle strisce pedonali.

lunedì 17 settembre 2018

La casa de Papel

In questi due giorni senza lezioni ho approfittato di Netflix per vedere la tanto nominata "La Casa de Papel", in italiano "La casa di carta". Ne avevo sentito parlare benissimo negli ultimi mesi, me ne hanno parlato come il nuovo capolavoro, al pari di Lost. In genere quando sento pareri troppo positivi da tanta gente e si crea un caso intorno ad una serie, ne sto altamente alla larga. E così è stato, ho fatto passare l'entusiasmo generale e me la sono vista senza troppe aspettative.
Di cosa parla in sintesi?
Vi è un capo (Professore) che assolda alcune menti geniali e criminali per derubare la Zecca dello Stato, più che derubare vuole creare nuove banconote e scappare con milioni e milioni di euro. I criminali non si conoscono tra di loro e per questo utilizzano nomi di città, abbiamo Tokyo (la narratrice), Rio (il genio del computer), Nairobi (la migliore a falsificare banconote), Mosca e Denver (padre e figlio), Oslo e Helsinki (non ho mai capito quale fosse la loro specializzazione a parte obbedire agli ordini e picchiare) e Berlino (il capo del gruppo di criminali). Il fatto di utilizzare nomi di città rende all'inizio difficile capire di chi stanno parlando, nelle prime puntate confondevo spesso chi fosse chi, ma è sicuramente il problema minore. Quando mi parlarono di questa serie tv mi aspettavo fosse incentrata sulla progettazione della rapina ed infine la rapina stessa, in realtà già nella prima puntata entrano nella zecca di stato e scopriamo il loro piano nel corso delle puntate.
Le prime puntate le ho trovate molto interessanti, con l'Ispettore che cerca di capire chi siano, i criminali che cercano di portare avanti il piano, gli ostaggi spaventati che cercano un modo per sopravvivere. Tutto ben fatto, personaggi che vengono delineati pian piano, insomma faceva ben sperare. Finché si è rovinata.
Eh si, è caduta nel ridicolo. Ora non voglio essere una di quelle che va contro le serie popolari, io per prima amo Game of Thrones, The Walking Dead ecc, e so benissimo che molto spesso vengono prese delle license per portare avanti la storia (ad esempio Daenerys che impiega un nano secondo ad arrivate con il drago e salvare John, Gleen che si salva da orde di zombie senza sapere come ecc...).
Posso capire tutto, ma quando queste scene vengono utilizzate più e più volte mi arrabbio molto. E questo è il caso de "La casa de Papel", dove gli avvenimento vengono forzati tantissimo per far funzionare e far durare la storia il più a lungo possibile e il tutto viene fatto passare come "fortuna" del Professore.
Se non volete spoiler fermatevi qui!
1. Innanzitutto un vice ispettore che guida ubriaco. Non un tizio qualsiasi, un agente della polizia che guida ubriaco! Ora mi direte che può accadere e infatti accade anche che parla al telefono e invia messaggi all'ispettore di cui è innamorato fino ad intasare la segreteria quando gli arriva la notizia di chi è il Professore. E naturalmente, quando ha scoperto chi è il Professore non chiama qualcun altro addetto al caso, troppo semplice, chiama la madre dell'Ispettore. E poi boom, si schianta ed entra in coma.
2. La madre dell'Ispettore. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell'assurdità. Questa donna con l'Alzheimer, che si ricorda le cavolate, come il fatto che il Professore è andato a letto con sua figlia, ma non si ricorda un istante dopo il fatto che il Professore le ha buttato la tazza per terra. Così senza motivo apparente. Ma di cosa stiamo parlando?!
3. L'ispettore. Ora posso capire che dopo quanto accaduto con suo marito si sia innamorata di un tizio appena conosciuto nel giro di 48 ore. Ma da qui a parlare del caso davanti a lui, a portarlo in una zona top-secret, a portarlo su una scena sequestrata ce ne vuole. E tutto dopo solo qualche ora che si conoscevano. Assurdo.
4. Assurdo come il fatto che durante la fuga di alcuni prigionieri, i militari non si siano fiondati immediatamente all'interno della Zecca ma hanno dato il tempo necessario ai criminali di arrivare al luogo e riuscire a chiudere la breccia.
5. La storia d'amore tra Denver e "Stoccolma" e la storia d'amore tra il Professore e l'Ispettore. Se la prima può essere più comprensibile della seconda, trovo altamente inspiegabile la decisione di creare storie d'amore tra persone dopo solo qualche giorno, questo amore folle che traspare in cui queste donne sono addirittura disposte a morire, a lasciare la propria vita (la figlia), pur di correre tra le braccia di questi uomini. Ecco, avrei preferito la versione della sindrome di Stoccolma, piuttosto che dimostrare in seguito che fosse vero amore.
6. Il Professore che ovviamente si salva sempre all'ultimo minuto, che ha il tempo di nascondere una telecamera in un peluche e di darla ad un bambino, di scappare senza farsi vedere dalla farmacia, di scappare dalla discarica, di chiamare il russo per far cancellare l'identikit e nessuno si ricorda come fosse fatto e tanti altri espedienti che utilizza.
Insomma starei le ore ad enunciarvi tutti i punti no-sense di questa serie. Penso che 13 puntate sarebbero bastate, avrebbero reso la serie tv più realistica senza dover aggiungere questi avvenimenti banali e ridicoli. E poi il farli passare come buoni facendogli cantare "Bella Ciao", il fatto che alla fine anche l'Ispettore credo che loro siano la parte buona, la resistenza. Insomma anche NO. Sono dei criminali e basta.
La mia valutazione è 6/10. Si salvano le prime puntate.

Diario di bordo pt1

Ciao a tutti, sono finalmente partita in Erasmus! E' la mia seconda esperienza, la prima fu due anni fa a Parigi, la seconda la sto affrontando a Nantes. A Parigi, avevo inaugurato un diario di bordo e mi sembrava divertente riproporlo anche nella versione Nantes. Ho deciso quindi di pubblicarlo anche qui ed inserirlo nella rubrica "Art&Architecture". Chissà, magari può essere utile a qualcuno in Erasmus.

Diario di bordo pt.1-Versione Nantes.

Mi sembra altresì doveroso ricreare un diario di bordo dopo la precedente esperienza a Parigi. Perché sapete, in questi quattro giorni mi sono resa conto dell'enorme differenza tra parigini e "nantesi".
Ad esempio, all'aeroporto non c'è una ressa di taxi che si spingono a vicenda per chiederti se vuoi un passaggio al centro e lanciano le tue valigie in auto con nonchalance per poi farti pagare 70€ per 30 minuti di corsa. Qui a Nantes difatti arrivi all'aeroporto in una specie di tendone militare e neanche il tempo di mostrare il passaporto che ti sono arrivate magicamente le valigie (a Fiumicino impazzirebbero per un servizio del genere). Tuttavia i taxi sono in ordine, non puoi prendere quello che passa davanti a te,ma devi farti circa 2km per prendere il Primo taxi, il primissimo della fila, occhio a non chiedere al quarto che tanto sta dormendo e fa finta di non vederti. La cosa migliore è che qui un taxi lo paghi massimo 20€, comprese tre valigie, 8 borse e 25 cammelli. Si davvero, penso sia un rimborso spese per i km a piedi per prendere il Primo taxi.
Ma parliamo anche delle cose negative di Nantes. Ad esempio per farti un abbonamento del telefono ti chiedono un numero di telefono FRANCESE, ora io vi voglio bene ma se sto comprando una nuova sim significa probabilmente che io non ho un numero francese. Così dopo superato il primo ostacolo, immettendo un numero alla cavolo sperando che non serva a nulla, ti chiedono di pagare con un conto corrente francese. Ma sapete qual è il bello? Per aprire un conto francese, rullo di tamburi signore e signori..... Serve un numero di telefono francese! Dei geni, vero?!
Per non parlare delle casse dei supermercati, i francesi (questa volta tutti) hanno dei seri problemi con le cassiere/cassieri (e noi che ci lamentiamo per le domeniche chiuse), praticamente sono inesistenti. L'altro ieri sono andata al Carrefour e mi ritrovo uno di quei mostri davanti in cui devi contemporaneamente passare il codice del prodotto, posare il prodotto, prendere l'altro, passarlo, mettere tutto in busta e pagare in circa 5 secondi con una finta cassiera dietro che ti guarda con la faccia da "ma questa da dov'è uscita?" (credo sia il loro vero lavoro, quello di guardarti male per farti salire l'ansia).Dopo questa tragicomica esperienza, ieri sono andata all'Auchan, un mega centro e indovinate? Li c'erano le cassiere ed ho subito capito il perché della loro abolizione in Francia. Ben 30 minuti di fila con solo due persone davanti a me. Eh si, mia madre dopo i primi cinque minuti avrebbe preso il posto della cassiera terminando tutti i clienti del supermercato.
Ma se c'è una cosa che ho imparato è che tutto si può superare, basta avere la Nutella e il caffè. (perdonami Lavazza se ti ho tradito ma non c'eri al Carrefour).

giovedì 13 settembre 2018

Castle Rock

Vi avevo già parlato un pochino di questa serie tv, appena uscita qualche settimana fa. Oggi l'ho
terminata e mi sembra doveroso farne una recensione dettagliata (nel mio possibile). Ovviamente odio gli spoiler e cercherò di raccontare in breve quello che ho capito.
Bhe, essendo JJ Abrams uno dei produttori (famoso per Lost e altre serie "intrippanti"), non potevo non aspettarmi una serie affatto scontata con tremila interrogativi. E Castle Rock riesce appieno in questa impresa, non capirete nulla fino alla penultima puntata!
Ma partiamo dal principio...
Castle Rock è una serie tv, visibile al momento solo su Hulu (niente doppiaggio in italiano), di 10 episodi di circa 50 minuti ciascuno. E', come si evince dal nome, ambientata nel mondo immaginario di Stephen King, moltissimi riferimenti sono presenti all'interno delle puntate, già nella sigla emerge la volontà di collegarsi alle opere del Re (It, shining, Il Miglio Verde, Cujo, Castle Rock ecc..).
Per chi non è esperto del mondo Kinghiano, Castle Rock è una città immaginaria inventata dal Re, in cui sono ambientati moltissimi suoi romanzi, vi è proprio un ciclo di romanzi di Castle Rock (La zona morta, Cujo, Cose Preziose, Doctor Sleep ecc).
Insomma ricca di riferimenti da cogliere, ma anche per chi non conosce nulla di King, questa serie è altrettanto godibile.
Ma iniziamo con la parte difficile, raccontarvi di cosa parla questa serie. E' veramente complicato, poiché appunto per più della metà delle puntate non capirete nulla, sarete completamente spaesati, quindi si appresta moltissimo alla visione di un episodio a settimana, poiché con un binge-watching rischierete di annoiar/vi e lasciar perdere la serie sul più bello.
In breve vi è Henry Deaver, un avvocato adottato, che torna nella sua città di origine dopo molti anni, per aiutare la madre che soffre di Alzheimer. Nella città intanto si è suicidato il capo della prigione di Shawshank (vi ricorda qualcosa?), da qui emerge una scoperta sensazionale, aveva imprigionato in una cella sotterranea un ragazzo di cui non si sa nulla, ma l'unica cosa che afferma è il nome, per l'appunto di Henry Deaver. Da qui la serie si incentra su moltissimi problemi legati alla città e si cerca di capire chi sia e da dove provenga questo ragazzo un po' inquietante.
La parte centrale della storia l'ho trovata terribilmente noiosa, non capivo dove volessero arrivare, ogni puntata sembrava un riempitivo e veramente incomprensibile. Ma fidatevi, andate avanti perché una volta arrivata all'ottava puntata inizierà a farvi impazzire. Eh si, perché cercherete di capire cosa significa l'Alzheimer della madre di Henry, e alla nona puntata capirete chi è davvero il ragazzo.

Nella nona puntata appunto scoprirete che il ragazzo non è altro che Henry Deaver di un altra dimensione! Praticamente è rimasto incastrato nella dimensione di Henry Deaver adottato, per questo non crescerà per 27 anni e questo, avendo comportato un'anomalia nell'universo,porta a distruzione e morte. Insomma non voglio rovinarvi troppo ma questa serie porta a moltissime domande, soprattutto per il finale non scontato. Cosa succederà nella seconda stagione? Secondo molti rumors ogni stagione parlerebbe di un personaggio diverso, quindi sarà la fine della storia di Henry Deaver? O lo rivedremo?
La mia valutazione è 9/10. Una serie da prendere a piccole dosi e da vedere fino alla fine!

Citazioni "i dolori del giovane Werther"

-Se mi domandi com'è la gente di qui, devo risponderti: è come dappertutto! Il genere umano è una cosa monotona.

-Come io adoro me stesso, da quando lei mi ama!

-Perché non c'è cosa che mi faccia andar fuori dai gangheri come quando uno vien fuori armato di un insignificante luogo comune, mentre io parlo con tutto il cuore.

-E ci separammo senza esserci capiti. Ma d'altra parte, nessuno a questo mondo capisce facilmente gli altri.

-Io posseggo molto, e il sentimento per lei inghiottisce tutto; io posseggo molto, e senza di lei tutto diventa nulla per me.

-Talvolta non capisco come mai un altro possa, e osi aver diritto di amarla, mentre io solo l'amo così profondamente, così totalmente, e nulla conosco, né so, né posseggo, all'infuori di lei.

I dolori del giovane Werther

Titolo: I dolori del giovane Werther
Autore: Goethe
Anno pubblicazione: 1774
Numero Pagine: 160
Trama
Werther è innamorato di Lotte, di cui sa fin dall'inizio che non è libera, perchè legata ad Albert. "Stia attento a non innamorarsene", sarà il consiglio di una cugina a Werther. Ma la tragedia è già innescata

Recensione
I dolori del giovane Werther è un romanzo in formato epistolare scritto da Goethe. L'ho terminato qualche giorno fa, sapendo in effetti già come si sarebbe concluso. Pensavo quindi di non riuscire ad assaporarlo appieno visto che sapevo la fine, invece mi ha del tutto stupita. Mi ha preso fin da subito con il suo amore per Lotte che traspare pian piano in ogni singola lettera. Ho apprezzato particolarmente questo amore platonico nato a poco a poco e leggendo le lettere sembrava appunto di essere accanto al nostro Werther e vivere le sue stesse sensazioni. Ho pianto e sofferto per lui, ho provato molta empatia nei confronti di questo giovane disperato, una delle frasi con cui ho provato un nodo alla gola è questa:
"Perché non c'è cosa che mi faccia andar fuori dai gangheri come quando uno vien fuori armato di un insignificante luogo comune, mentre io parlo con tutto il cuore"
Oh, caro Werther quanto posso capirti, quanto dolore hai provato a non esser ricambiato in amore. Un sentimento che tutti, chi più chi meno, abbiamo provato sulla nostra pelle. E il sentimento di angoscia, dolore quando la persona che ami non ti ricambia traspare dalle pagine di questo libro, quindi magari se state patendo per amore non è il momento migliore per leggerlo (o forse si?! )
Il mio libro era piuttosto vecchio (per capirci, portava ancora il termine giuoco), quindi molto spesso alcune frasi sono state complicate ma non troppo, credo che con la versione nuova più aggiornata questo libro si legga con molto più piacere.
Ultimamente sto leggendo molti classici, devo dire che per il momento mi è andata molto bene con le scelte fatte, anche se sono attualmente tornata al mio amato King.
Consigliato a tutti gli amanti dei classici e ai romantici spassionati!
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