martedì 11 giugno 2019

Homecoming

Ho iniziato questa serie tv spinta dalla presenza di Julia Roberts come protagonista. Vedendo la prima puntata mi ha subito colpito anche la trama.

Homecoming è una serie tv Amazon, incentrata sul rapporto tra Heidi (Julia Roberts), una sorta di psicologa impiegata in questa struttura sanitaria per i veterani di guerra e Walter Cruz, un ragazzo tornato dalla missione. Ben presto si scoprirà che questa struttura, dedicata al recupero mentale e salutare dei militari ha in realtà altri scopi. Heidi e Cruz instaurano un rapporto di rispetto e amicizia ma succederà qualcosa in questa struttura, qualcosa che porterà Heidi ad allontanarsi e a perdere la memoria.
L'intera serie viene basata su continui flashback del passato di Heidi quando era ancora un'impiegata di Homecoming. Le due linee temporali sono ben distinguibili dai diversi stili, cosa particolarmente apprezzabile per delineare meglio la trama e far comprendere cosa sia realmente accaduto e cosa ha portato alla perdita di memoria di Heidi.
Le musiche e alcune inquadrature riescano veramente a farti entrare in un clima di suspence e tensione, moltissime scene mi hanno ricordato Kubrick in Shining ad esempio.
Questo clima di tensione viene tenuto per tutta la durata della serie per terminare con la scoperta di cosa sia realmente Homecoming. Ovviamente se volete sapere cosa è accaduto vi basterà guardarla!
A me è piaciuta molto, non sono particolarmente amante dei thriller, ma credo che Julia Roberts abbia fatto un ottimo lavoro che insieme ad una trama ben studiata e ben delineata, ha reso questa serie un piccolo gioiellino.
Sinceramente so che è stata annunciata una seconda stagione, ma per me sarebbe stata perfetta anche così, con un finale in sospeso che lascia sperare in qualcosa.
Ideale per gli amanti dei thriller, per chi ama vedere dei prodotti ben fatti, con attori preparati e bravi, con una trama sensata, per chi ama scelte stilistiche particolari e puntate cariche di tensione.
La mia valutazione è 8.5/10, non proprio il mio genere, ma è un prodotto veramente ben fatto.

Love, Death & Robots

Sotto consiglio di un nostro amico, abbiamo iniziato insieme questa serie tv. 

Love, Death & Robots è una serie antologica, quindi ogni episodio ha una storia diversa con protagonisti diversi. Il tema in comune è appunto, come suggerito dal titolo, la tecnologia robot, l'amore e la morte. Sono 18 episodi visibili su Netflix, della durata variabile. Considerate che moltissimi episodi durano circa 5 minuti, quindi è godibile e veloce da terminare.
Ho particolarmente apprezzato alcune puntate incentrate su futuri ipotetici e distopici, ma a dirla tutta, quasi ogni puntata è stata un piacevole intrattenimento. La cosa che rende così particolare questa serie tv è la scelta stilistica, ogni puntata difatti ha uno stile (di animazione) completamente diverso, abbiamo la puntata in cui i personaggi sembrano quasi reali, alla puntata a cartone animato (non so bene come definire ciascuno stile, abbiate pietà di me) a quella nel tipico stile giapponese ecc. Ed è proprio questo che ti spinge a vedere una puntata dopo l'altra, quale stile arriverà? Quale storia racconteranno? 
Ogni storia sembra come una favola della buonanotte, un breve racconto da vedere prima di andare a dormire, moltissime poi sono lasciate in sospeso tanto da continuare la storia dentro di noi. 
Dedicata a chi ama il genere d'animazione, a chi vuole sperimentare qualcosa di nuovo e diverso ma non impegnativo, a chi vuole esplorare diversi mondi.
Giusto ieri Netflix ha annunciato la seconda stagione in arrivo, quindi che aspettate a recuperarla? 
La mia valutazione è 8.5/10

domenica 9 giugno 2019

Black Mirror

Black Mirror è una serie antologica,ovvero ogni episodio ha una storia a sé e per questo potete decidere di vedere le puntate come volete, senza un ordine preciso.
Ho deciso di scrivere la recensione di questa serie dopo aver guardato l'ultima stagione uscita, ovvero la quinta, disponibile su Netflix.
Devo dire che sono rimasta molto delusa da quest'ultima stagione, sembrava qualcosa di diverso, per carità, intrattiene abbastanza ma non è il Black Mirror a cui siamo stati abituati nelle scorse stagioni.
Ma andiamo per ordine.
Black Mirror è appunto una serie antologica, ma il tema alla base di ogni puntata è la tecnologia e il rapporto con l'uomo. Praticamente tutte le puntate sono ambientate in futuri distopici e si analizzano diversi rapporti e diversi approcci alla tecnologia. Ogni puntata spinge a riflettere e a trarre delle conclusioni, non vediamo quasi mai il lieto fine, ma anzi molto spesso ci lasciano un'angoscia dentro.

Black Mirror è la serie tv che ha spinto moltissime persone a coprire la fotocamera frontale del computer, ha spinto le persone a riflettere sull'uso della tecnologia, dei social,dei videogiochi, sull'amore e tanto altro. Ed è proprio per questo che sono rimasta estremamente delusa da quest'ultima stagione. Sembra quasi che abbiano finito le idee, sembra un'altra serie tv. Potrei salvare solamente la seconda puntata, in cui il monologo sull'utilizzo dei social ci fa pensare che si tratti del vecchio e buon Black Mirror. Ma nulla di più. Se la prima è molto scontata e monotona, quasi un prodotto già visto e rivisto, la terza puntata è qualcosa di assolutamente lontano da tutto ciò che ha sempre rappresentato questa serie tv.
Non posso quindi che concordare con coloro che hanno trovato questa stagione sottotono, non ai livelli del Black Mirror originale, anche se, tuttavia, io non ho particolarmente apprezzato neanche la quarta stagione. Che sia veramente la fine di Black Mirror? Che abbiano finito le idee per stupirci ed emozionarci? 
La mia valutazione per questa stagione è 5/10. Per Black Mirror in generale 8.5/10

Intanto vi lascio il dialogo di uno dei miei episodi preferiti.

Vi accomodate a quel tavolo, guardate verso questo palco e … noi, noi ci mettiamo subito a ballare, a cantare come dei pagliacci. Per voi non siamo delle persone, voi … voi non ci vedete come degli uomini quando siamo qui, ma della merce, e più siamo falsi più vi piace, perché è la falsità ormai l’unico valore, l’unica cosa che riusciamo a digerire. Anzi, no, non l’unica: il dolore e la violenza, accettiamo anche quelli. Attacchiamo un ciccione ad un palo e iniziamo a deriderlo perché crediamo sia giusto. Noi siamo quelli ancora in sella e lui è quello che non ce l’ha fatta, che scemo! 
Siamo talmente immersi nella nostra disperazione che non ci accorgiamo più di nulla, passiamo la nostra vita a comprare cazzate. Tutto quello che facciamo, i nostri discorsi sono pieni di cazzate. Insomma, sapete qual è il mio sogno? 
Il mio sogno più grande è comprare un cappello per il mio avatar, una cosa che neanche esiste! 
Desideriamo stronzate che neanche esistono e siamo stufi di farlo. Dovreste darci voi qualcosa di reale, ma non potete, giusto? Perché ci ucciderebbe. 
Siamo talmente apatici che potremmo impazzire. C’è un limite alla nostra capacità di meravigliarci, ecco perché fate a pezzi ogni cosa bella che vedete. E solo a quel punto la gonfiate, la impacchettate e la fate passare attraverso una serie di stupidi filtri, finché di quella cosa non rimane che un mucchio di inutili luci, mentre noi pedaliamo un giorno dopo l’altro, per andare dove? Per alimentare cosa? Delle celle minuscole con dei piccoli schermi, e sempre più celle e sempre più schermi, e quindi FANCULO! 
Fanculo al vostro dannato spettacolo, fanculo … fanculo voi che ve ne state lì e non fate nulla per cambiare le cose. Fanculo alle vostre telecamere e i vostri maledetti canali e fanculo tutti per aver trattato la cosa più cara che avevo come se non valesse nulla … Per averla afferrata in un oggetto, in un giocattolo, l’ennesimo orribile giocattolo in mezzo a milioni di altri. Fanculo! Fanculo per tutto quanto! Fanculo per me, per noi, per tutto il Mondo, fanculo!



Recensione "La banalità del male"

Titolo:La banalità del male
Autore: Hannah Arendt
Editore: Feltrinelli
Anno pubblicazione: 1963
Numero pagine: 320

Trama
Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L'autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il "New Yorker", sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt "banale", e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.
Recensione
La banalità del male è un saggio storico che racconta la sentenza di Eichmann, un gerarca nazista. Nel corso dell'opera, viene ripercorso il processo che porterà alla pena di morte del generale. Un processo che ha fatto discutere, poiché Eichmann viene rapito in Argentina da degli israeliani e ciò ha inefficiato il valore della sentenza. Eichmann è stato giudicato colpevole da una giuria giusta, oppure in Israele non erano pronti ad ottenere un giudizio neutrale. Arendt cerca di raccontarci il percorso che ha portato Eichmann a diventare un nazista, al processo e infine al giudizio finale. Grazie a questo resoconto emergono anche dettagli della seconda guerra mondiale ed i piani di Hitler per la "soluzione finale".
Un libro destinato agli amanti di storia e a chi vuole approfondire la vita e il processo dei nazisti. A tratti la lettura può sembrare monotona ed è molto complicato comprendere moltissimi dettagli. Non aiutano neanche le parole non tradotte, mi riferisco alle parole tedesche che molto spesso non vengono affiancate da una traduzione. Ma nel complesso è un libro molto intenso, da leggere sicuramente con calma, ma principalmente dedicato agli amanti del genere.
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lunedì 27 maggio 2019

Recensione "Il leone, la strega e l'armadio"

Titolo: Il leone, la strega e l'armadio
Autore: C.S. Lewis
Editore: Mondadori
Anno pubblicazione: 1950
Numero pagine: 182
Trama
C'è la guerra, e per Peter, Susan, Edmund e Lucy è meglio rifugiarsi in campagna. Nella grande casa che li ospita scoprono un immenso armadio che sembra fatto apposta per nascondercisi: in realtà è una porta per entrare in un altro mondo, dove gli animali parlano e nessun incantesimo è impossibile. Ma una strega malvagia ha cancellato le stagioni, mutando il felice regno di Narnia in una landa desolata. Per fortuna c'è qualcuno che può rimettere le cose a posto.
Recensione
Ieri in un momento di relax, dopo aver votato, ho deciso di dare una seconda possibilità a "Le Cronache di Narnia". Lo iniziai moltissimi anni fa e non mi convinse affatto. Avevo finito a stento il primo libro "il nipote del mago" che narra la nascita di Narnia, dell'armadio e di Aslan. Un libro piuttosto noioso, che mi ha fatto accantonare l'intera saga. Fino a ieri, quando ho ripreso in mano questo immenso libro e ho deciso di leggermi "Il leone, la strega e l'armadio" da cui poi è stato tratto il film.
Ebbene, niente a che vedere con il primo libro, la storia qui, va in maniera velocissima, si entra immediatamente nella trama, nei personaggi e in questo magico mondo di Narnia. Ovviamente è una favola per bambini, e come tale va presa. I personaggi non vengono dettagliati, la loro psicologia resta superficiale e anche l'intera storia è molto infantile, nel libro abbiamo anche la comparsa di Babbo Natale (c'era anche nel film? Sinceramente non ricordo).
Tuttavia nella sua semplicità ed ingenuità si legge piacevolmente. Un libro per bambini, io l'ho letto in appena 2 ore, un libro veloce per tornare piccoli e sognare un mondo nascosto in un armadio.

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venerdì 26 aprile 2019

Recensione "Il Barone Rampante"

Titolo:Il barone rampante
Autore: Italo Calvino
Editore: Mondadori
Anno pubblicazione: 1957
Numero Pagine: 302

Trama
Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all'altra, decide che non scenderà più. L'autore di questo libro non ha fatto che sviluppare questa semplice immagine e portarla alle estreme conseguenze: il protagonista trascorre l'intera vita sugli alberi, una vita tutt'altro che monotona, anzi: piena d'avventure, e tutt'altro che da eremita, però sempre mantenendo tra sé e i suoi simili questa minima ma invalicabile distanza. Ne è nato un libro ... che sfugge a ogni definizione precisa, così come il protagonista salta da un ramo di leccio a quello d'un carrubo e resta più inafferrabile d'un animale selvatico. Il vero modo d'accostarci a questo libro è quindi quello di considerarlo una specie di Alice nel paese delle meraviglie o di Peter Pan o di Barone di Münchhausen, cioè di riconoscerne la filiazione da quei classici dell'umorismo poetico e fantastico.
Recensione
Io adoro Calvino fin dai tempi del liceo. Era da un po' che programmavo di leggermi de "I nostri Antenati" che comprende appunto Il Barone Rampante,Il Visconte Dimezzato ed Il Cavaliere Inesistente. Sapevo benissimo la storia e il pensiero di Calvino dietro questo libro quindi l'ho letto consapevole che non mi ritrovassi davanti una storia o favola per bambini, bensì un libro che ha fatto la storia della letteratura italiana e da cui imparare ed apprendere cose nuove.
La storia viene narrata da Biagio, il fratello minore del nostro Conte, che narra le sue vicende e le storie tramandate delle gesta di Cosimo, che in un giorno qualunque decide di trasferirsi e vivere sugli alberi.
Il libro scorre molto velocemente, forse un po' lento nella parte centrale per poi tornare a sorprendere nel finale.
Cosimo si distacca dal mondo reale per creare un mondo suo in mezzo agli alberi, per cambiare e stravolgere il proprio punto di vista nella vita, cosa è normale? Cosa non lo è? In fin dei conti, pur vivendo tra gli alberi studia, caccia, ha una vita sociale attiva. Cosimo rappresenta la voglia di liberarsi da alcuni preconcetti e di dimostrare agli altri che seppur vivendo in maniera così diversa, riesce a rapportarsi al mondo, riesce ad emergere in un mondo di "uguali".


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venerdì 5 aprile 2019

Unicorn Store

Oggi vi parlo di un film Netflix, appena uscito sulla piattaforma. Sto parlando di Unicorn Store, un film girato e interpretato da Brie Larson (la ricorderete probabilmente per Room o il più recente Captain Marvel).

Unicorn Store racconta le vicende di Kit, una donna che, a seguito dell'enorme delusione per il rifiuto della scuola d'arte, è costretta ad affrontare la realtà e trovarsi un lavoro comune.
Durante il suo primo giorno di lavoro riceve delle strane lettere che la invitano a recarsi in un luogo, una volta arrivata, le verrà proposto il sogno di ogni bambina: adottare un unicorno.
Ho iniziato questo film spinta dalla presenza di Brie Larson, non sapevo minimamente cosa aspettarmi e avendolo finito giusto pochi minuti fa, mi ha lasciato una strana sensazione di pace ed amore. E' un film ricco di glitter, di rosa e di strass ma non per questo infantile.
Kit, la protagonista, è un'adulta che ha vissuto un'infanzia non troppo serena, molto spesso si trovava da sola, e per questo si è ricreata un suo mondo magico in cui si sentisse al sicuro ed amata.
Mi ci ritrovo moltissimo nella sua figura, nel suo modo di essere fatto di esuberanza e colori. Ho amato anche la scelta di far indossare agli altri colori molto neutri come il nero o il marroncino/verde che contrastavano completamente con i colori vivaci di Kit.
Questo enorme contrasto di passioni, di colori e di pensieri crea una sorta di mondo magico. Tuttavia il messaggio non viene semplificato in "non dobbiamo smettere di essere bambini" ma viene affrontato in maniera profonda, con la crescita stessa del personaggio, che finalmente, entrando in contatto con altri, riesce a trovare la felicità, non perdendo se stessa.
Il finale, che lascia a bocca aperta(mi aspettavo qualcosa di diametralmente opposto), ci lascia quel sentimento di amore e di speranza, perché in fin dei conti, ognuno di noi merita un po' di pace e di glitter rosa.
Ho trovato il film molto genuino e con uno spirito onirico, lasciatevi trascinare in questo fantastico mondo fatato e passerete un'ora e mezza in pace e in armonia.
Ho anche apprezzato Brie nel ruolo della protagonista affiancata da Samuel L. Jackson.
Insomma, lo consiglio a chiunque voglia un film sereno, un film che fa sognare e tornare un po' a quel magico periodo dell'infanzia.
Valutazione:

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