venerdì 24 agosto 2018

Recensione "Il signore delle mosche"

Titolo: Il signore delle mosche
Autore: William Golding
Anno pubblicazione: 1952
Numero Pagine: 250
Trama
Un gruppo di ragazzi inglesi, sopravvissuti a un incidente aereo, resta abbandonato a se stesso su un'isola deserta e si trasforma in una terribile tribù di selvaggi sanguinari dai macabri riti.
Recensione
Giusto ieri, mi sono ritrovata ad aspettare per 15 ore all'ospedale per un piccolo intervento, niente di grave ovviamente, tuttavia aspettare un'eternità è sempre massacrante. Mi ero quindi portata un libro, non ingombrante, che potessi leggere in sala d'aspetto. La scelta è ricaduta su Il signore delle Mosche, iniziato qualche giorno fa e ieri sono riuscita a portarlo a termine.
Ho scelto di comprare questo libro sotto consiglio di Stephen King, ne parla infatti come di un libro rivoluzionario in "Cuori in Atlantide". L'ho iniziato a leggere, carica di aspettativa, mi sembrava di conoscere già un pochino la storia, ma in realtà non mi aspettavo un finale del genere.
Il libro racconta la storia di alcuni bambini, che a seguito di un incidente aereo, naufragano su un'isola deserta. I primi capitoli si concentrano sul loro sopravvivere, chi va a caccia, chi costruisce i rifugi e chi tiene acceso il fuoco. Tuttavia la loro piccola età, fa sì che moltissimi si stancano dopo qualche giorno di lavoro e decidono di non far più nulla. Questo causerà moltissimi problemi all'interno del gruppo ed emergeranno alcune rivalità che al termine del libro sfoceranno in vere e proprie violenze.
Parlando del libro, la mia parte preferita è sicuramente il finale, non mi sarei mai aspettata una violenza del genere, soprattutto da parte di bambini, la visione di Golding sul genere umano, totalmente maschile in questo caso, è alquanto pessimista. Insomma, ho trovato del tutto adeguato il comportamento dei bambini più piccoli, ma il comportamento dei ragazzini mi è sembrato leggermente fuori luogo, possibile che si possa arrivare ad una tale violenza da parte dei più piccoli? Non so darvi una risposta precisa, mi chiedo se ciò è scaturito dagli anni in cui è stato scritto questo libro (1952), dove magari i bambini a 12 anni venivano già considerati degli adulti, la seconda guerra mondiale ha sicuramente reso di ghiaccio i cuori di molti in quegli anni.
La crudezza delle immagini, non è tanto nel racconto e di quello che accade, bensì proprio nell'aver utilizzato dei bambini, da sempre visti come figure innocenti e buone, che effettuano tali azioni.
Se togliamo per un momento dalla mente la figura dei bambini e li sostituiamo con degli adulti, vedremo bene che ciò che nel libro traspare è il rispetto per le leggi che impedisce all'uomo di diventare un primitivo. L'uomo è un essere civile e dotato di intelligenza solo e soltanto quando rispetta le leggi, quando non lo fa, si trasforma in un primitivo in grado di soddisfare soltanto i propri piaceri personali senza pensare alle conseguenze, rendendolo difatti, stupido. La contrapposizione tra i due leader, Ralph e Jack, ci insegna proprio questo; il rispetto delle leggi porta ad un bene universale, in questo caso, la salvezza di tutti i bambini. Il non rispettarle porta ad un piacere estremo soltanto ai cacciatori, vengono commessi degli omicidi senza cuore, non si creano rifugi e non hanno il fuoco; ergo gli unici a star bene sono i cacciatori, i leader, gli altri invece rischiano di morire assecondando l'ira di Jack.
Un libro ovviamente per gli amanti della letteratura, si legge piacevolmente anche non conoscendo Golding, all'inizio ho avuto delle difficoltà a riconoscere tutti i nomi citati, ma ben presto si inizia ad avere una certa famigliarità con i personaggi.
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