giovedì 7 aprile 2016

Recensione L"ultimo lupo"


"L'ultimo lupo"è un film girato nel 2015 da Jean Jacques Annoud,già conosciuto per altre pellicole importanti come "Il nemico alle Porte" e "Due fratelli".
Nella gli anni 60 del novecento la Cina sta vivendo una vera e propria rivoluzione culturale e gruppi di studenti vengono inviati nelle campagne per risolvere il delicato problema dell'analfabetismo.
Due di essi,tra cui l'esuberante Chen Zen,vengono destinati alla Mongolia interna, una zona assai desolata dove pastori nomadi vivono proteggendo le loro greggi dagli assalti dei lupi.
Un sottile equilibrio funge da legante tra uomini e gli animali selvatici,per cui il rispetto reciproco garantisce la sicurezza che le due specie non debbano trovare a scontrarsi.
Un mondo in cui il cielo è visto come un entità superiore e l'uomo,come ogni altra creatura, dovrà un giorno tornare a farne parte.
Con l'ausilio di un anziano della compagnia, Chen Zen scoprirà tutte le meraviglie di questo mondo selvaggio,seppur intrinseco di una magia che solo la tradizione e le credenze nomadi sembrano spiegare.La sua mente però non troverà altro chiodo fisso che i lupi,spesso andando anche contro il pensiero dell'anziano Bilig. Credendo nella possibilità, un giorno, di poter addestrare un lupo.
Un tentativo di modernizzare una natura che non sempre è disposta ad ottemperare alle intenzioni dell'uomo, e quando tale modernità si trova ad invadere un ecosistema già stabilito esso si ribella.
L'uomo invade i territori e i lupi iniziano ad attaccare i bestiami,disagio per il quale, il governo cinese si vede costretto ad adottare un metodo drastico per tenere sotto controllo questi animali : perlustrare le tane dei lupi ed eliminare i cuccioli.
Durante uno di queste retaggi sarà proprio Chen Zen a salvare uno di questi cuccioli da un destino ormai segnato, iniziando un rapporto che tra alti e bassi mostrerà la reale predilezione di questi animali a voler tornare alla natura selvaggia, che in un commento morale di Bilig sarà tradotto con questa frase :"non puoi prendere un dio e trasformarlo in uno schiavo."




Jacques Annound, già nel meraviglioso film "i due fratelli" ci ha dimostrato quanto il mondo animale e le sue mille sfaccettature emulino dinamiche tipicamente umane :l'attaccamento alla famiglia,il rispetto tra i membri di un gruppo che vive per proteggere e per garantire la sopravvivenza dell'intera brigata ,la tenacia ma soprattutto le strategie (delle quali in un intermezzo si farà cenno,al fine di spiegare come l'arte della guerra sia in realtà scaturita dall'osservazione delle tecniche di caccia di questi intelligentissimi animali).
Un mio parere su questo film potrebbe seppur non emulare appieno il gradimento degli altri film del regista,aggradare profondamente la curiosità di pratiche e tradizioni di una cultura cosi distante dalla nostra.
Le ambientazioni scelte per il film sono paesaggisticamente piene di un attrattiva curiosità, verso un mondo che conosciamo molto poco, se non siamo abituati a camminare oltre la fine del vialetto di casa.
La trama che segue le righe del libro "il totem del lupo" risulta molto scorrevole e al tempo stesso molto credibile.Un ragazzo che vuole fare la differenza piano piano si rende conto di non poter spodestare una forza in piedi da migliaia di anni, mentre un'anziano Bilig in cui si riversa la sapienza del saggio (in cui riscontro molto la figura del maestro Yoda-Star Wars V) descrive in maniera intrigante la bellezza di ciò che li circonda.
Un film intenso sul rapporto con ciò che vive in stretto legame con noi , instaurando un forte senso di rispetto verso la natura e le sue immense sfaccettature. 


Valutazione:

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